Come far contento un olandese? NON LO SO! Stamattina sono andata dal fornaio - uno dei posti che amo meno al mondo - e ho ordinato il pane in olandese, compiendo un bello sforzo. E ho pensato: "Cosi' saranno contenti, sto provando a parlare la loro lingua". Ecco, mi sbagliavo: una signora, nel negozio, mi ha guardata con sufficienza e ha detto: "Non serve, tanto qui tutti parlano inglese". Allora ditelo...
Uno spazio per parlare di vita all'estero, di mammitudine, di cibo, di Olanda, di ambiente, di donne.
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mercoledì 17 ottobre 2012
I Am Rude - #3
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mercoledì 22 agosto 2012
I Am Rude - gli olandesi e gli stranieri part 2
Al banco degli autobus, stazione di Eindhoven. Ho bisogno di caricare la carta Hermes, per ottenere sconti sui viaggi in autobus. Entro con mia nipote, 10 anni, bellissima. Ci avviciniamo al banco, il commesso ci dice qualcosa in olandese e io rispondo, in inglese, che non parliamo la lingua. Immediatamente ribatte: "E perche' non la studiate?". Mia nipote, che non capisce bene l'inglese, sorride imbarazzata. Al che' l'addetto aggiunge: "Almeno sorride".
Ho capito. Devo solo diventare carina, cosi' gli olandesi maleducati, convinti che tutti debbano imparare a parlare la loro lingua (tra l'altro, abbastanza complicata, e, tra l'altro, senza chiedersi da quanto tempo si risiede nei Paesi Bassi) la smetteranno di rispondermi male. Basta poco.
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giovedì 19 aprile 2012
La (dis)educazione dei bambini in Olanda - part 4
The (Mis)education of Children in The Netherlands - Part 4
If you ask what is the typical Dutch habit, mostly everyone will answer: You need to ask them exactly what you want. Well, at the beginning I simply couldn't believe it. If you want to be a teacher, than you have to know what you have to do, and not wait for others to tell you. Same thing for any other job in the world. But not, apparently, for the workers at the creche where I took Leonardo in March. The experience was so bad, so unbelievable, that I thought I could never understand the "Dutch Way".
Then, I tried again.
I took Leonardo to the same place, at the creche (daycare, in Dutch) of a thermal station close to Eindhoven. With my hearth pumping, nervous from head to toe, and nearly shaking (inside), I went to speak to one of the worker. And this time she was listening. Carefully. To every word I said. Please, give Leonardo his food, then he can eat all alone. Please, change his nappy around 11, just before lunch. If he cries, he can have some cookies. And please, help him with the straw, or else he won't be able to drink his juice. Then went. He was playing peacefully.
sabato 14 aprile 2012
La (dis)educazione dei bambini in Olanda - part 3
Terzo round con gli asili in Olanda. Non si ferma la mia ricerca di un posto in cui poter lasciare, per tre ore al giorno, e per qualche giorno a settimana, la mia bestiolina ombrosa. Trattandosi della persona piu' importante nella mia vita, e' ovvio che cerchi il posto migliore per farlo giocare in tutta serenita' e tranquillita'. E considerando che tutto si svolgera' in olandese (lingua che lui, per ora, non capisce), e che Leonardo e' abituato a passare insieme a me gran parte della giornata, voglio essere sicura di lasciarlo in mani sapienti, evitando al massimo traumi e dolori. Per lui e per me.
Appena arrivati, Leonardo si mette subito a giocare con quello che trova (alla sua eta' e' ancora difficile intrattenere rapporti con gli altri bimbi), ma tutto si svolge bene. Io parlo con la maestra, lui si diverte a costruire torri di costruzioni che poi, immancabilmente, distrugge. Tutti i bimbi presenti sono piu' grandi di Leonardo, ma le classi sono miste. Gentilmente, la maestra mi spiega come si svolgono le giornate, quali sono le attivita' per i bambini e come si cerca di farli partecipare attivamente alla routine giornaliera dell'asilo. Intanto, Leonardo e' entrato dentro una casetta di legno e si diverte a chiudere e aprire la porta. Ma come attirati dalla piccola preda, quattro bambini si mettono dall'altro lato della porta e gli impediscono di aprirla. Lui la prende con filosofia, gioca e poi si distrae cercando altro. E' evidente, pero', che ai quattro bimbi questo non va bene. Gli si mettono intorno e gli tolgono, a turno, tutti i giochi che lui riesce a prendere. Ma, sempre con estrema nonchalance, Leonardo si gira e cerca altro. A un certo punto, due di loro si dicono qualcosa, e mentre uno blocca il mio bimbo a terra, l'altro lo prende a calci. Le maestre, serafiche, non intervengono (poco prima una delle due tirocinanti aveva sedato una rissa tra due bambini, ma solo dopo il pianto). Io, a quel punto, parlo. E dico NO nella direzione dei bambini violenti che, ovviamente, capiscono il tono delle mie parole e si fermano. A quel punto, e SOLO a quel punto, la maestra che parla con me dice qualcosa alla tirocinante.
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lunedì 19 marzo 2012
La (dis)educazione dei bambini in Olanda - part 2
Ovviamente non ci si puo' fare una giusta impressione se si guarda SOLO a un paio di esperienze (piu' o meno negative). Per questo oggi, o lettori immaginari, vi parlero' di un altro lato dell'educazione dei bambini in Olanda. O, almeno, di quello che ne ho percepito io.
Nel pomeriggio sono passata in un asilo/nido/scuola materna (diverso da come lo intendiamo in Italia) per capire che tipo di servizi possono offrire a chi, come me, non ha nessuno a cui lasciare il bambino per qualche ora durante il giorno. Il posto, vicinissimo a casa (veramente around the corner) mi e' sembrato molto accogliente e mi ha colpita la "liberta'" con la quale i bambini presenti (in eta' dai 4 anni in su) potevano giocare, sotto l'occhio attento di alcuni educatori che, pero', cercavano di non intervenire e lasciare fare ai piccoli. Poi ho chiesto informazioni, e un gentilissimo ragazzo mi ha spiegato le funzioni e le specifiche del posto.
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giovedì 15 marzo 2012
La (dis)educazione dei bambini in Olanda - part 1
Ogni cultura porta con se' differenze e aspetti che ad altri possono sembrare assurdi. O fuori luogo. Quello che, finora, mi ha "sconvolta" del sistema olandese e' il rapporto con l'educazione e il trattamento dei bambini. Ora, noi mamme italiane siamo famose nel mondo per il nostro attaccamento morboso ai cuccioli, per le paure che ci portiamo dietro (non prendere freddo, mangia, quello e' sporco, eccetera eccetera) e per il nostro lato da "pezza calda" (definizione di mia madre. Significa, appunto, tendenza a coprire e a proteggere spinta all'estremo). Proprio la settimana scorsa le mie amiche international mi hanno chiesto, tra le risate, di raccontare cosa fa un'italica mamma (siamo famose nel mondo...).
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